chiusa una fase, chiuso un blog. ossequi.

Paralysed

Lips of ashes

Synchronised

Blue vein crashes

Touching you inside

Idolised

Black eyes fading

You and I

Connection failing

I drill down inside.

dite quello che volete, ma le scale del colle del castello di udine hanno lo stesso potere catartico di quelle di montmartre.

sweethoneychild:

Lehnert and Landrock

(Source : femijeteembelmjalte)

Un sedere tondo può ben sopperire ad un cuore vuoto, ma certamente non ad un elettroencefalogramma piatto.

(via 1000eyes)

(Source : elrobba, via 1000eyes)

ottima scusa per fare ciò che sto facendo (nulleggiare), pretendendo di essere in vacanza nonostante la certezza di andare fuori corso. Ma finché ho uno spritz in mano va tutto beneeeee! Cin cin.

(via ihatemath-deactivated20111218)

(e l’inutilità del continuare a tenere sott’occhio il tuo profilo facebook, ben sapendo che sei da R. e di sicuro non ti ci schiodi fino alle tre, dove la mettiamo? dove?)

hai presente quel libro che vuoi leggere da una vita ma non hai mai tempo, di cui tutti ti hanno parlato bene, che ha una trama che senti ti travolgerà, poi finalmente lo leggi e ti fa cagare? ecco, il mio sei tu.

Non farmi aspettare solo perché sai che lo farò.

(Source : ciaociaobambina, via marshmallowsandpotatoes)

somethingbeautifool:

Passaci il mouse sopra.

Quanto vorrei vedere la tua silhouette stagliarsi contro quella porta a vetri. Mi vedi, mi corri incontro e mi dici che ti sono bastate queste poche ore per pensarci, che hai sbagliato tutto, che sei un coglione, che hai capito, che non vale la pena buttare via tutto quello che abbiamo - che avremmo potuto avere - per una donna che non tornerà, che squatta il tuo cuore, distruggendo tutto senza averne il diritto, che da te merita solo un’ingiunzione di sgombero. Vorrei scendere nel parco e vederti lì, su quella stessa panchina su cui eri quelle poche ore fa, con la stessa espressione preoccupata, ma anche la stessa voglia di abbracciarmi; questa volta lo faresti, per non lasciarmi andare più. Come quando dovevo partire per Parigi la prima volta, ricordi? “Io non ti lascio andare” dicesti, e stringevi forte, forte come se le nostre stesse vite dipendessero da quella stretta, e non la scioglievi pur sapendo che F. era là a guardarci col cuore in mano.

Abbiamo sbagliato tutto.

Sorridimi ancora come quando passeggiavamo per Rue Monge e ti ho fatto piantare in mezzo al marciapiede per baciarti, sorpreso, felice, incredulo. Rincorrevi le mie labbra, ricordi? Avevi paura che anche un singolo bacio ti sfuggisse. Ogni tocco ti stupiva.

Faremo i conti coi rimpianti.

*long sighs*

(via itsjustsox)